16/06/2009
Passaporto biologico, paura e sospetti
l’Uci ha deciso di divulgare, come precedentemente dichiarato, la lista dei corridori professionisti i cui esami del passaporto biologicco avrebbero evidenziato qualche valore “anomalo” e lo farà quando sarà sicura che tutti abbiano ricevuto la comunicazione, evitando che arrivi prima dai media. Non è un accusa, ma una misura cautelativa, perché la stessa Uci non prenderà provvedimenti nei confronti di coloro che avranno un profilo ematico che farebbe pensare a qualcosa di poco pulito. Eventualmente, saranno le squadre a intervenire, escludendo i propri tesserati dalle prossime corse, Tour in primis. Cos’è il passaporto biologico? E’ un profilo ematico-stereoideo che registra una serie di parametri ematici sulla base dei controlli sul sangue e sulle urine. Il “passaporto” ne riporterà i valori in modo da valutare con sicurezza, caso per caso, la presenza di alterazioni dovute al consumo di sostanze proibite. Il profilo sarà elaborato in base ad almeno dodici controlli annuali, effettuati sia nel corso delle competizioni che a riposo, alcuni dei quali a sorpresa. I corridori soggetti, sono almeno un centinaio, fra questi tutti coloro che hanno ottenuto risultati significativi. Pare che alcuni di questi abbiamo evidenziato valori quantomeno sospetti. ”Abbiamo raccolto i dati di oltre 300 corridori, poi abbiamo concentrato la nostra attenzione su 50 di loro ed ora siamo pronti a dare i primi risultati del nostro lavoro. E non posso immaginare che ci siano formazioni disposte a schierare corridori “avvisati” al via del Tour. Comunque noi abbiamo lavorato con i nostri esperti, siamo pronti a difendere i nostri risultati davanti alla giustizia”, ha detto McQuaid. In gruppo già si storce il naso, domandandosi se questo è un metodo lecito. Pensiamo ad un ciclista che si lascia andare a una serata di “esagerazioni”, il mattino seguente viene testato e i valori di sangue e urine (anomali) finiscono sul suo passaporto biologico: dev’essere considerato un dopato? La filosofia della "legge è uguale per tutti" dovrebbe valore anche per gli sportivi: nessun atleta è controllato come i ciclisti, che in alcuni casi vivono da prigionieri del proprio sport.


