16/04/2011

Vincenzo chiude il ritiro sull'Etna

13079111_giro-di-sardegna-2011-vincenzo-nibali-all-esordio-stagionale-2.jpgNon arriva fin quassù l’aria fetida che avvolge il ciclismo in questi giorni. Vincenzo Nibali non è salito sull’Etna per scappare. Il siciliano della Liquigas è venuto in questo angolo di paradiso per costruirsi con la fatica il futuro. Quindici giorni di vita monacale ai 1910 metri del rifugio Sapienza per cercare la condizione ideale per andare all’assalto della maglia rosa. Due settimane (oggi, 16 aprile, il ritorno a casa) a fare altura....


....Un sacrificio che agli stranieri non serve. All’estero ottengono l’effetto dell’altitudine dormendo nella camera ipobarica,ma in Italia è vietata. La sfida di Vincenzo è durissima: battere al Giro Alberto Contador, un fuoriclasse capace di portarsi a casa 5 delle ultime 6 (ha perso solo la prima) grandi corse a tappe alle quali ha partecipato. Però, prima del via da Torino il 7 maggio ci sono il Trentino e le classiche delle Ardenne, Liegi su tutte, ad attirare l’attenzione di Nibali. «Tre giorni di allenamenti a carico crescente e uno di recupero, poi si ricomincia— spiega il messinese, 3˚ al Giro e 1˚ alla Vuelta nel 2010—.Il terzo giorno addirittura facciamo il doppio allenamento: un’ora a digiuno, poi colazione e via per altre 3-4 ore. E con le strade che ci sono qui ogni giorno si torna a casa con 3-4mila metri di dislivello nelle gambe». Sacrifici che lo hanno portato al peso forma. «Ma sì, ora sono 64 kg e vado bene. Però sono convinto che qualche mezzo chilo lo posso togliere ancora». Qualche mezzo chilo? «Eh sì, un paio. Però se dico un chilo il sacrificio mi sembra troppo grande. Meglio fissarsi dei punti intermedi». Pensando alle delizie della cucina siciliana, alle quali bisogna per forza rinunciare, viene quasi il magone. Vincenzo non la pensa così e svela un piccolo segreto: «Saltiamo il pranzo, al massimo uno spuntino leggero con gallette di riso, cereali, latte e yogurt. Però alla sera in hotel ci fanno un grande regalo, la pasta al pistacchio. Quello buono, il migliore al mondo, quello di Bronte. Un raccolto ogni 24 mesi. Una delizia». Quando non si è in bici, il tempo quasi si ferma: silenzio, massaggi, riposo, una sfogliata ai giornali. «Magari dopocena una partita a scala 40. Che botta di vita». Ride. Per vestirsi non serve nulla, una maglietta, un pantaloncino, una tuta. Nibali però ha anche una bella responsabilità che va oltre le vittorie. Sulla sua maglia porta la scritta Liquigas-Cannondale, la sua faccia è quella della speranza: si può fare un ciclismo onesto. «Certo che si può e io su questo m’incazzo. Sapete come la penso, quanto sia contrario al doping. Se due anni di squalifica non bastano, diamone quattro, sei, otto... Correre per questa squadra anche da questo punto di vista è un orgoglio».

 

Fonte: Gazzetta dello Sport. Paolo Ghisalberti

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